Il Fremito Impresso nel Cosmo dalla Fusione di Buchi Neri

Il Fremito Impresso nel Cosmo dalla Fusione di Buchi Neri

Si ritiene che ogni pochi minuti due buchi neri collidano tra loro nel cosmo, e questo evento cataclismico provoca increspature nello spaziotempo note come onde gravitazionali. Ora gli scienziati della Monash University hanno sviluppato un metodo per “ascoltare” un fremito particolare impresso nei dati raccolti dai rilevatori di onde gravitazionali. Ci si aspetta che la nuova tecnica riveli la presenza di migliaia di buchi neri nascosti.

Eric Thrane e Rory Smith dell’ARC Centre of Excellence for Gravitational Wave Discovery (OzGrav) e della Monash University fecero parte del team coinvolto nella storica rilevazione delle prime onde gravitazionali nel 2015. Secondo Thrane oltre 100.000 eventi di onde gravitazionali ogni anno sono troppo deboli per essere individuati senza dubbi da LIGO e Virgo. Le onde gravitazionali derivanti da queste fusioni si combinano per creare un fondo di onde gravitazionali. Anche se i singoli eventi che contribuiscono a crearlo non possono essere rilevati individualmente, i ricercatori hanno tentato per anni di individuare questo impercettibile rumore di fondo.

Nello studio pubblicato su Physical Review i due ricercatori hanno sviluppato un nuovo metodo più sensibile per cercare il fondo cosmico di onde gravitazionali. “Misurare il fondo di onde gravitazionali ci permetterà di studiare popolazioni di buchi neri a varie distanze. Un giorno la tecnica potrebbe riuscire a individuare onde gravitazionali primordiali, nascoste dietro onde dovute a buchi neri e stelle di neutroni”, afferma Thrane.

I ricercatori hanno sviluppato simulazioni a computer di deboli segnali di buchi neri, raccogliendo enormi quantità di dati fino all’evidenza nei dati simulati della presenza debole, ma inequivocabile, di buchi neri in fusione. Secondo il team questo metodo consentirà effettive rilevazioni di eventi quando sarà applicato ai dati reali e sarà mille volte più sensibile rispetto alle tecniche tradizionali. Gli scienziati hanno accesso al supercomputer OzSTAR, che verrà utilizzato per cercare onde gravitazionali nei dati di LIGO e che è 125.000 volte più potente del primo supercomputer utilizzato dallo stesso istituto nel 1998.
[ Barbara Bubbi ]

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Nell’immagine rappresentazione artistica della simulazione di due buchi neri in fusione, con rilascio di onde gravitazionali
Credit: NASA/C. Henze

https://phys.org/news/2018-04-background-space-reveal-hidden-black.html