Acqua a Gogò per il Sistema TRAPPIST-1

Acqua a Gogò per il Sistema TRAPPIST-1

 

Secondo un nuovo studio i sette pianeti in orbita attorno alla nana rossa ultrafredda TRAPPIST-1 sono composti principalmente di roccia, e alcuni potrebbero contenere più acqua della Terra. Le densità dei pianeti, note ora con grande precisione, suggeriscono che alcuni mondi potrebbero presentare fino al 5 percento della loro massa sotto forma di acqua, circa 250 volte in più rispetto agli oceani terrestri.

I pianeti più caldi e più vicini alla loro stella probabilmente hanno atmosfere dense ricche di vapore, mentre quelli più lontani forse presentano superfici ghiacciate. In termini di dimensione, densità e quantità di radiazione ricevuta il quarto pianeta, TRAPPIST-1e, è il più simile alla Terra.

Lo scorso Febbraio gli astronomi, utilizzando il TRAPPIST–South telescope all’Osservatorio di La Silla, il Very Large Telescope (VLT) al Paranal, lo Spitzer Space Telescope e altri telescopi nel mondo hanno confermato l’esistenza di almeno sette piccoli pianeti in orbita attorno alla fredda nana rossa TRAPPIST-1, a soli 40 anni luce di distanza. Tutti i pianeti, chiamati TRAPPIST-1b, c, d, e, f, g e h, in ordine di distanza crescente dalla loro stella madre, sono simili alla Terra come dimensione. Ora sono state realizzate altre osservazioni, grazie a telescopi come lo strumento SPECULOOS all’osservatorio del Paranal dell’ESO e i telescopi Spitzer e Kepler. Un team di scienziati guidato da Simon Grimm dell’Università di Berna ha utilizzato complessi modelli a computer con i dati disponibili per determinare la densità dei mondi alieni.

“I pianeti nel sistema TRAPPIST-1 sono così vicini tra loro da interferire gravitazionalmente uno con l’altro, quindi le volte in cui passano davanti alla loro stella si spostano leggermente nel tempo. Questo spostamento dipende dalla massa dei pianeti, dalla loro distanza e dai parametri orbitali. Grazie a un modello a computer possiamo simulare le orbite dei pianeti fino a che i calcoli concordano con i valori osservati, e da questo possiamo ricavare la masse dei pianeti”, afferma Grimm.

I dati, combinati con modelli della composizione dei mondi, suggeriscono fortemente che i sette pianeti non siamo aridi mondi rocciosi, ma contengano significative quantità di materiali volatili, forse una grande quantità di acqua, fino al cinque per cento della massa in alcuni casi. Tanto per fare un confronto, la Terra ha solo lo 0,02 percento della sua massa sotto forma di acqua. “La densità, anche se è un fattore importante per la composizione dei pianeti, non dice nulla sulla loro eventuale abitabilità. Tuttavia il nostro studio è un importante passo avanti per continuare ad esplorare se questi pianeti possano supportare la vita”, afferma Brice-Olivier Demory, tra gli autori dello studio.

Forse i pianeti interni, TRAPPIST-1b, TRAPPIST-1c, hanno nuclei rocciosi e un’atmosfera più spessa rispetto a quella terrestre. TRAPPIST-1d, sul quale gli scienziati non sanno ancora se sia presente una spessa atmosfera, un oceano o una superficie ghiacciata, si rivela il pianeta più leggero, con una massa del 30 percento rispetto a quella terrestre. Sorprendentemente TRAPPIST-1e è il solo pianeta nel sistema leggermente più denso della Terra, e questo suggerisce che possa avere un denso nucleo ferroso e non necessariamente una spessa atmosfera, un oceano o strati ghiacciati. TRAPPIST-1e sarebbe il più roccioso e quello più simile alla Terra. Quanto a TRAPPIST-1f, TRAPPIST-1g, TRAPPIST-1h, sono entrambi lontani dalla loro stella, abbastanza da far sì che l’acqua ghiacci in superficie. Se l’atmosfera è sottile potrebbe non contenere le molecole pesanti che abbiamo sulla Terra.

Il sistema TRAPPIST-1 continuerà ad appassionare gli astronomi e a stimolare studi sulla composizione e abitabilità dei suoi mondi, come è dimostrato da un’altra pubblicazione uscita in contemporanea a questa, relativa al telescopio Hubble e descritta in questo articolo http://www.universoastronomia.com/2018/02/05/hubble-indaga-sulle-atmosfere-dei-pianeti-trappist-1/

È certo che telescopi come il James Webb e l’Extremely Large Telescope potranno fornire maggiori indizi per svelare la natura reale degli esopianeti.
[ Barbara Bubbi ]

http://www.eso.org/public/news/eso1805/?lang

Impressione artistica del sistema Credit: ESO/M. Kornmesser